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news
del 12 luglio 2010
Ciao Agnese, come promesso ti invio il resoconto
dell’incontro telefonico avvenuto in data odierna con Liori, il quale
mi contattava a seguito della tua richiesta di aiuto pervenutagli via
email.
E’ stato molto gentile e cordiale, mi ha chiesto di raccontargli per
sommi capi la nostra storia non prima di avermi fatto gli auguri di
pronta guarigione per Leonardo.
Mi ha confermato che la legge (regionale n.9) parla chiaro, ossia per
usufruire dell’assistenza sanitaria fuori
regione ed avere i rimborsi dovuti, è strettamente necessario
essere autorizzati da uno o più ospedali pubblici regionali.
Gli ho spiegato che la nostra storia ha fatto si che noi non fossimo
dapprima più fiduciosi nei confronti degli ospedali sardi (e mi ha dato
fortemente ragione, strettamente alla nostra storia) e successivamente
che non fossimo stati aiutati ne dal punto di visto medico ne socio
assistenziale in modo da muoverci entro regione e bene.
Così lui mi ha spiegato che c’è un buon ospedale con reparto
di neurochirurgia a Sassari, ma gli ho fatto presente che per Leonardo
si necessitava un reparto di degenza strettamente pediatrico per tutto
quello che sopraggiungeva (ed è sopraggiunto) nel post operatorio.
Si è posto in maniera molto comprensiva nei nostri confronti, anche perché
io ho tenuto a precisare che non è mia intenzione polemizzare o porre
negatività sulla sanità sarda, ma mi premeva far capire che ci sono
delle grosse falle in materia di sinergia tra reparti e tra ospedali,
oltre che assenza totale di figure professionali valide per fornire
un’
assistenza socio assistenziale adeguata a questi eventi.
Abbiamo concluso con una promessa da parte di Liori che avrebbe fatto
tutto il possibile per venirci incontro, ribadendo, giustamente, che la
legge non può essere ne modifica ne raggirata (e di questo ne siamo
consci.)
L’ho ringraziato della telefonata perché è comunque bello ricevere
una telefonata direttamente da chi le nostre storie molte volte non le
conosce e lui mi è parso davvero colpito e sensibilizzato.
Ovvi e sentiti ringraziamenti vanno a te Agnese, che con la tua
dedizione e forza riesci a spostare le montagne!
Pochi momenti fa ho pure ricevuto la chiamata dall’Unione Sarda che mi
chiedeva informazioni sulla vicenda, ho preferito comunicare che
aspettavo informazioni da Liori prima di far conoscere la nostra storia.
Leonardo
Taris attualmente ha 16 mesi ,nel settembre 2009 gli è stato
diagnosticato solo radiologicamente un ASTROCITOMA PILOCITICO DELLA REGIONE IPOTALAMO CHIASMATICA
con sindrome diencefalica.
Tramite
consulto neurochirurgico col Prof. Godano presso P.O. Brotzu, e’ stato
dichiarato inoperabile e impossibilitato ad effettuare biopsia.
Stante
quanto dichiarato dal neurochirurgo il personale medico del
P.O.Microcitemico, dopo consulto con l’istituto di Padova, arruola
Leonardo nel protocollo LGG 2004 e randomizzato per il braccio ad
induzione standard.
Per
effettura la chemioterapia come da protocollo, Leonardo viene sottoposto
all’inserimento del CVC (catetere venoso centrale) in
data 25/09/2009 presso il P.O. Oncologico. Vengono effettuati due
diversi tentativi a distanza di una settimana l’uno dall’altro.
Il
primo tentativo non riesce, mentre il successivo viene dapprima
confermato come riuscito ma poi riferito che poteva essere stato “forato il polmone”
problematica poi rientrata , ma successivamente comunicato che durante
l’operazione vi è stato un versamento nel miocardio.
Leonardo
viene trasferito d’urgenza presso il P.O. Brotzu per accertamenti
(TAC, ECO) con le quali si accerta che il CVC è stato erroneamente
inserito in un’arteria.Il chirurgo cardiovascolare del P.O. Brotzu
chiama a colloquio i genitori di Leonardo ai quali comunica che il CVC
deve obbligatoriamente essere rimosso dall’arteria e che tale
operazione potrà causare gravi problemi in sala operatoria tra cui il
decesso del bambino. Leonardo subisce l’intervento di rimozione e
inserimento nuovo CVC durante un’operazione di 7 ore. I genitori sono
stati richiamati piu’ volte dal chirurgo cardiovascolare operante per
chiedere il consenso all’ ”apertura del torace” in
quanto impossibilitato a rimuovere il CVC in altro modo.
Tale tecnica non è stata autorizzata e utilizzata in quanto
sopraggiunti diversi chirurghi che hanno risolto con tecnica meno
invasiva.
Leonardo
inizia la chemioterapia in data 30/09/2009 durante la quale non
manifesta alcun tipo di
effetto collaterale. Trascorsi 3 mesi viene effettuata una RM nella
quale si evidenza un modesto incremento dimensionale della lesione e un
lieve accrescimento dell’idrocefalo. Senza alcuna precauzione dovuta
alla presenza dell’idrocefalo, viene continuata la chemioterapia per
altri 3 mesi, durante i quali Leonardo da segni di scompenso: non rimane
piu’ seduto da solo, nel girello ritrae le gambe e non camnina.
In
data 10/03/2009, in day hospital, Leonardo
viene sottoposto ad un’ulteriore RM che rileva un ulteriore aumento
della massa tumorale e un netto incremento dell’idrocefalo
triventricolare.
Viene richiesto un immediato consulto neurochirurgico presso P.O. Brotzu
ai quali partecipano, a differenza del primo, i genitori ai quali viene
riferito, da parte del Dott. Godano, che l’importanza
dell’idrocefalo richiede un repentino intervento di drenaggio, a cui
avrebbe aggiunto anche un operazione di debulking. Alla richiesta di
spiegazione da parte dei genitori sul perchè effettuare una rimozione
quando 6 mesi prima lo stesso neurochirurgo aveva sconsigliato tale
approccio, lo stesso risponde che avrebbe unito i due interventi
approfittando della necessità di effettuare la derivazione per
l’idrocefalo.
Alla
richiesta dei genitori di informazioni sulla gestione pediatrica post
intervento del figlio, il neurochirurgo risponde che il reparto di
neurochirurgia da lui diretto non è pediatrico e che se un reparto di
neurochirurgia pediatrica dava il 100 il suo reparto poteva dare solo
80.
Non soddisfatti delle risposte del Dott. Godano, del pregresso (sei mesi
prima dichiarava il tumore inoperabile, 6 mesi dopo dichiara di volerlo
operare) e con la necessità di agire con estrama urgenza e senza alcun
supporto tecnico e psicologico, i genitori in autonomia decidono di
firmare il diniego al ricovero per intervento di derivazione + debulking.
Il
Prof. Godano, in veste di neurochirugo, annovera ai genitori, già
disperati e spaesati, le problematiche serie a cui andavano incontro non
ricoverando il bambino nel prorpio reparto ma conferma, altresì, la
possibilità che il bimbo possa viaggiare in aereo.
Il
giorno seguente i genitori di Leonardo ricevono comunicazione dal Dott.
Targhetta che in regime cautelare ritiene necessario il ricovero del
bambino presso la struttura del Microcitemico. Leonardo trascorre 24 ore
in un reparto sprovvisto di struttura tale da arginare e gestire le
problematiche annoverate dal neurochirurgo il giorno prima.Leonardo
inizia un trattamento con Soldesan e Diamox per trattenere l’edema in
attesa di trasferire il bambino in una struttura di neurochirurgia
pediatrica.
L’indomani
viene richiesto ai genitori di firmare le dimissioni dal P.O.
Microcitemico e Leonardo parte alla volta dell’Istituto Gaslini di
Genova.
Presso
l’Istituto, in data 19/03/2010 Leonardo viene sottoposto agli
esami di routine e dopo 5 giorni dal ricovero viene sottoposto a
intervento chirurgico di derivazione bi-ventricolo-peritoneale.
A
seguito di discussione collegiale (neurochirurgica, neuro-oncologicica e
neuroradiologica) viene
posta indicazione al debulking della lesione che avviene in data
28/04/2010 con effettuazione della biopsia che modifica la diagnosi in
ASTROCITOMA PILOMIXOIDE (WHO
G II) DELLA REGIONE IPOTALAMO CHIASMATICA.
Il
post operatorio, come previsto, ha rilevato alcune complicanze. Dopo 48
ore Leonardo ha manifestato crisi convulsive e gravi episodi di
iposodiemia che hanno motivato il trasferimento presso l’unità di
rianimazione pediatrica.
Trascorsi
diversioni giorni seguito da neurochirurghi e endocrinologi, Leonardo
viene trasferito in reparto in quanto stabilizzate le condizioni
cliniche, neurologiche e riequilibrato lo stato diasionico.
In
data 18/05/2010 viene ripreso il trattamento chemioterapico con
protocollo Bebè SFOP.
Stando
all’età del bambino, alla necessità dei neurochirurghi di seguire il
post operatorio e la necessità di effettuare il primo ciclo di
chemioterapia presso il reparto di neurochirrgia dell’Istituto Gaslini,
Leonardo ed i suoi genitori rimarrano in Genova per tutto il mese di
luglio.
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I
genitori di Leonardo si domandano, quindi, se:
- stando alle vicessitudine negative successe presso i P.O. Cagliaritani
- avendo la percezione di aver agito secondo coscienza per il bene del
proprio figlio
- avendo lasciato casa e lavoro con relativo dispendio economico
- non avendo avuto un sostegno medico accurato che consigliasse di
chiedere uno o piu’ consulti all’atto della diagnosi della malattia
come sia possibile non avere da parte degli enti sardi preposti un aiuto
econimico per i tre mesi di permanenza di ambedue i genitori in virtu
della degenza del proprio figlio presso una tipologia di struttura
pediatrica fuori regione che a parer loro non risulta esistente in
Sardegna.
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