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news
del 30 giugno 2010
1.
Venerdì al Microcitemico ho incontrato alcuni genitori esasperati perché
da quaranta giorni aspettano la visita medica, per il riconoscimento
della 104 e invalidità, dei loro figli colpiti da patologie
oncoematologiche. Sapete bene quanto sia importante, soprattutto
nei primi mesi delle terapie, avere la 104 per
usufruire delle agevolazioni per potersi assentare da lavoro. Con le
loro richieste mi sono presentata invano all’ufficio preposto dell’ASL
8 e poi dal commissario Dott. Simeone a cui ho
rappresentato anche le gravi criticità dovute all’assenza di
assistenti sociali al Microcitemico. In organico dovrebbero essercene
tre: quelli che sono andati in pensione non sono stati sostituiti e ora
abbiamo solo un assistente sociale part-time che in questi giorni è in
ferie. La risposta del Dott. Simeone mi ha amareggiato. Nonostante già
da vari mesi , come presidente dell’ASGOP, sollecitassi almeno
un’altra assistente sociale a tempo pieno, sembrava che per lui fosse
una novità e in ogni caso non ritenesse necessario quel servizio
assistenziale o per lo meno che non dovesse occuparsene la Sanità.
L’impressione che ne deduco è che piano piano vogliano indebolire il
Microcitemico per affossarne l’eccellenza. E
allora? “DIFENDIAMO IL
MICROCITEMICO”
2.
Venerdì pomeriggio mi ha telefonato una mamma della provincia di
Sassari alla cui figlia, colpita da patologia oncoematologica, hanno
negato l’accompagnamento assegnandole solo l’indennità di
frequenza. Purtroppo non c’è uniformità di trattamento tra le
commissioni delle ASL: è come se ci fossero bambini ammalati di serie A
e altri ammalati di serie B. Mi capita di assistere nel nostro DH a
scene umilianti e sconcertanti: bambini della stessa età, uguale
patologia, ma diversa commissione certificatrice, a uno viene dato
l’accompagnamento e a un altro l’indennità di frequenza che è
circa la metà dell’accompagnamento. Casualmente tocca le situazioni
più indigenti come quello di alcuni genitori del nord Sardegna a cui
mancano anche i soldi per la benzina per accompagnare il bambino ogni
settimana per controllo e terapie al Microcitemico. A
ciò si sommano le problematiche di alcuni ritardi dei pagamenti
dell’INPS o come sta succedendo con le nuove disposizioni, in vigore
dal primo gennaio, ritardi insopportabili anche di mesi per le nuove
certificazioni. E il tutto ricade sui pazienti. E così la burocrazia
diventa il nemico n° 2 subito dopo la grave
patologia oncoematologica. La prossima settimana cercherò di avere
dall’INPS qualche risposta e chiedere e cercare come risolvere questi
problemi. Vi terrò aggiornati.
In
questi giorni siamo particolarmente vicini a un nostro drammatico caso
di cui vi allego l’ultimo articolo dell’Unione
Sarda.
Ancora un appello per il quindicenne malato di leucemia la cui madre è
stata arrestata
«Restituite la mamma a quel ragazzo»
Si mobilita il
Microcitemico: «Ha bisogno di lei per guarire»
Domenica 27
giugno 2010
«È un bambino
molto sfortunato che combatte con una dignità eccezionale una dura
battaglia contro le malattie».
«Fate in modo che quella donna esca dal
carcere e sconti la condanna in un altro momento». Il Microcitemico si
mobilita per sollecitare il differimento della pena della madre del
ragazzino di 15 anni malato di leucemia.
Medici, infermieri e associazioni dei
malati chiedono che la donna, arrestata sabato scorso per scontare una
condanna a quattro anni e dieci mesi per traffico di droga, possa
continuare a curare il figlio. Che oltre alla leucemia ha contratto una
serie di gravi malattie che per essere curate richiedono la sua costante
presenza. «Non entriamo nel merito della condanna, ma come madre
l'abbiamo valutata tutti i giorni per anni ed è sempre stata
eccezionale: è una che come noi combatte ogni giorno per la vita del
figlio», garantisce Maria Agnese Cannas, presidente dell'Asgop,
l'Associazione sarda genitori oncoematologia pediatrica. «Se quella
donna restasse in carcere, anche il figlio sconterebbe la sua condanna.
Sarebbe un'ulteriore pena per entrambi», aggiunge Cannas.
L'UDIENZA Ma la giustizia vera è un'altra cosa. Il
legale della donna ha chiesto al tribunale di sorveglianza un
differimento della pena. L'udienza è fissata per il 6 luglio. «Ho
bisogno di lei per curarmi», ha detto il ragazzino lunedì scorso, due
giorni dopo aver visto i carabinieri portarla via in manette.
LA STORIA Lui è alto un metro e 38 e pesa 25 chili.
«È un bambino molto sfortunato che combatte con una dignità
eccezionale una durissima battaglia contro le malattie», racconta
Giulio Murgia, l'oncoematologo pediatrico responsabile del Day hospital
del Microcitemico che lo segue da quando si è ammalato, sette anni fa.
«Di leucemia si guarisce nel 90% dei casi», spiega. «Gli altri
pazienti o non guariscono o guariscono dopo una recidiva. Lui fa parte
di questa seconda categoria». Dopo due anni di chemioterapia sembrava
avviato alla guarigione. Ma si è ammalato di nuovo ai testicoli.
«UN PICCOLO EROE» «È un piccolo eroe», dice il medico.
Perché solo gli eroi sopportano ciò che gli è successo dopo. Il
riacutizzarsi della malattia ha reso necessario il trapianto di midollo
che ha causato la complicanza peggiore che si può avere in questi casi:
si chiama Gvh, cioè il rigetto del tessuto trapiantato contro i tessuti
del ricevente. In sostanza quando il trapianto ha attecchito, le cellule
linfocitarie del donatore sono state recepite come estranee ed hanno
esercitato un'aggressione immunologica. Nel suo caso seri problemi
gastrointestinali (diarree devastanti) e alla pelle (piaghe ovunque). «Sta
guarendo dalla leucemia ma sta pagando un prezzo altissimo con altre
patologie», aggiunge Murgia. «Ma lui ha un'intelligenza superiore alla
norma, grande sensibilità emotiva, è pieno di valori e sa che
l'importante è essere vivo. Così affronta tutto con coraggio».
GRANDE FORZA A fornirgli questa forza, dicono i suoi
professori, è stata anche la madre. «Una donna forte, che lo ha
aspettato per ore fuori dalla scuola quando temeva che avesse le
convulsioni, che gli ha portato lo zaino perché le necrosi ai fianchi e
alle spalle non gli consentono di reggere nessun peso», racconta
l'insegnante di lettere. «Lo ha accudito nei mesi in cui è rimasto
cieco e quando una paralisi gli ha impedito di camminare, gli fa le
iniezioni ogni sera, gli avvia la macchina che lenisce i terribili
dolori alle ossa».
L'ESAME E IL DOLORE Nei giorni scorsi ha dato l'esame di terza
media: è stato il migliore. Nel tema scritto ha affrontato il dolore e
la morte, all'orale a parlato di Leopardi e della sofferenza. «Mi manda
dei messaggini», racconta il medico, «e mi scrive: devo chiedere ai
giudici che liberino mamma. Nessuno può rimanere insensibile a questa
vicenda».
FABIO MANCA
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news
del 23 giugno 2010
«Dottore,
scriva che ho bisogno di mia madre». È stata l'unica domanda ingenua
che ha fatto al medico. Che ha dovuto declinare. Ma in quella richiesta
all'uomo in camice bianco che stava preparando una relazione da
consegnare al giudice di sorveglianza c'è tutta la disperazione di un
ragazzino di 15 anni, malato di leucemia e di mille altre cose, che
sabato mattina all'alba ha visto i carabinieri portare via il suo
sostegno. L'unica persona che sa cosa fare quando gli vengono le
convulsioni e rischia di morire, l'unica che sa fare le iniezioni sulla
pancia, che sa come e quando somministrargli i 15 farmaci che prende
tutti i giorni, che sa usare i macchinari che leniscono il dolore
causato dalle necrosi alle anche e alle spalle. Quella che ha passato
ore fuori dalla scuola mentre lui faceva lezione ed era pronta a
intervenire se stava male, quella che lo incoraggia e lo rassicura
quando il dolore lo piega, quella che dorme con lui perché anche il
padre sta pagando il suo conto con la giustizia.
LA CONDANNA La madre
è stata arrestata perché deve scontare quattro anni e dieci mesi di
carcere per traffico di droga, Nelle scorse settimane la condanna è
passata in giudicato e da sabato è affidato a una zia. Vedova,
disoccupata, due figlie. Malata anche lei.
Lui si appella ai giudici e chiede che la madre torni a casa.
Semplicemente perché ne ha un disperato bisogno. Davvero. Ieri ha
parlato con il magistrato di sorveglianza a cui ha presentato la
relazione medica che attesta le sue condizioni di salute. Il 6 luglio il
tribunale deciderà. Ma serve un grande sforzo della giustizia. Perché,
come attesta il suo avvocato, non esiste un istituto giuridico che
preveda misure alternative per la madre di un bambino malato di 15 anni.
«Sino a dieci si hanno diritti, a 15 no». Anche se si pesa 25 chili e
si è alti un metro e 39, come un bimbo di 9 anni. La speranza è che la
giustizia, paradossalmente, «capisca». E che i giudici concedano un
differimento della pena.
LA STORIA Il
protagonista di questa storia ha un viso bellissimo, gli occhi neri a
mandorla, il naso regolare, capelli tagliati a spazzola e una dolcezza
che toglie il fiato. Domenica ha compiuto 15 anni ma frequenta la terza
media perché la malattia per due anni non gli ha consentito di
studiare. «E il bambino più intelligente che ho conosciuto», racconta
la sua insegnante di lettere che da tre anni lo segue come un figlio e
che ora lo sta aiutando a riavere la madre. «A scuola è bravissimo e
non lucra sulle sue disgrazie, anzi. L'ho visto venire a scuola
camminando a fatica perché ha l'osteoporosi nel 90 per cento delle
ossa, l'ho visto diventare cianotico e svenire per le convulsioni. Ma
non l'ho mai sentito lamentarsi. Non so che reati abbia commesso la
madre, non mi riguarda. So solo che con lui è stata straordinaria».
Evidentemente non c'è incompatibilità tra l'essere trafficanti di
droga e ottime madri.
Pochi giorni prima che la arrestassero, ha dato gli scritti
dell'esame. Nel compito di italiano non ha raccontato la sua storia,
anche se sarebbe stato semplice e produttivo, ma quella dei malati come
lui, anche di quelli che sono morti. Non lo sa ancora ma ha preso dieci.
Parla con una proprietà di linguaggio fuori dal comune. E sa
tutto delle sue malattie.
IL SUO RACCONTO
Quello che segue è il suo racconto testuale. «A otto anni mi hanno
diagnosticato la leucemia. Ho fatto la chemioterapia per due anni e alla
fine dei cicli mi si è gonfiato un testicolo. Erano cellule maligne,
era una recidiva. Ho fatto altri cicli di chemioterapia e radioterapia
ma non sono guarito. Il 26 luglio del 2006 mi hanno trapiantato il
midollo di mia zia paterna, poi ho una serie di complicanze. La più
importante si chiama Gvh, un rigetto che mi crea molti problemi alla
pelle (è quasi trasparente e piena di macchie rosse, ndr),
all'intestino. Le cure con la cefalosporina mi hanno lesionato la parte
destra della corteccia cerebrale e soffro di convulsioni. Il cortisone
mi ha causato un'osteoporosi sul 90% delle ossa e necrosi alle anche e
alle spalle, che mi provocano dolori forti trattati con un macchinario
che mi fa la magnetoterapia. Ce l'ho in casa e che solo mamma sa usare.
Mi ha bloccato la crescita ed ho lo sviluppo osseo di un bambino di nove
anni e due mesi. Ho avuto una cataratta che mi ha reso cieco per cinque
mesi, un errore in una iniezione alla spina dorsale mi ha paralizzato le
gambe per un mese, ho avuto broncopolmoniti, la salmonella, una
gastroenterite. Ogni notte prima di dormire mamma mi fa un'iniezione
nella pancia e quando mi vengono le convulsioni e divento rigido mi fa
un clistere che me le fa passare. Mamma da quando sono nato è sempre
con me, giorno e notte. Mi accompagna dappertutto, sa come gestirmi. Ho
bisogno di lei».
Non ha paura di nulla, questo piccolo eroe: solo di restare
senza il suo sostegno. «Che cosa vorrei dirle? Solo una cosa: grazie».
FABIO MANCA
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news
dell'11 giugno 2010
Questa
mattina è stato assegnato alla specializzanda dottoressa
Lorenza Cara il lavoro di ricerca medico clinica finanziata dall’ASGOP.
Tratta di uno studio epidemiologico sulla qualità di vita nei
pazienti guariti da tumore in età pediatrica e curati presso il
servizio di oncoematologia infantile del Microcitemico di Cagliari.
La dottoressa Cara ha iniziato
l’argomento nella sua tesi di Laurea che ha relazionato
all’assemblea dei soci ASGOP del 20 marzo. Allego,
oltre alle foto della consegna del primo assegno, le
fasi di questo lavoro che durerà un anno con il finanziamento di €
4000,00 lordi .
Le
è stato consegnato, in comodato
d’uso, un pc e una stampante che , alla fine del
lavoro, l’ASGOP donerà al
servizio di oncoematologia, visto che quello rubato
al d. h. non è stato restituito.
L’altro
finanziamento, di € 5000,00, è partito nel 2009 e
sono coinvolti la dottoressa MURA e il dottor
Francesco Corongiu che vi lavorano come volontari in quanto l’ASGOP
ha pagato solo il programma e le spese dei viaggi a
Milano dei medici suddetti in quanto la ricerca è a livello nazionale.
Si tratta di un modello e di un sistema informatizzato per
l’analisi omogenea di follow-up su soggetti fuori
terapia . Ne misura lo stato e ne identifica i principali fattori di
rischio per specifici effetti tardivi. Ciò aiuta a
organizzare programmi di diagnosi precoce di effetti a distanza,
attivare programmi di consulenza, e di prevenzione secondaria sui
soggetti a rischio.
Abbiamo
finanziato con € 1000,00 l’aggiornamento di 2 nostre infermiere
all’importante Convegno AIEOP che si è tenuto a
Pisa il 6,7,8 giugno.
Con
€ 1800,00 abbiamo finanziato un libro guida illustrato, curato e
realizzato dalla psicologa Dottoressa Montisci e dai suoi collaboratori.
Data la delicatezza del tema trattato abbiamo chiesto alla stessa
dottoressa di consegnarlo personalmente ai Genitori .
Stiamo studiando con la dottoressa anche il modo di
effettuare qualche mattina delle mini riunioni con i genitori presenti
nel d.h.
GROSSI
PROBLEMI PER LE DOMANDE ALL’INPS : dal 1° gennaio
è cambiata la procedura per la richiesta dell’invalidità e 104: la
certificazione deve essere presentata per via telematica da un medico
dotato di codice Pin per la connessione all’inps.
Una volta in possesso della copia del certificato e della ricevuta di
avvenuta trasmissione all’Inps contenente il numero identificativo, si
può presentare la domanda di accertamento all’Inps . Si può fare
personalmente oppure attraverso gli enti di patronato
. Tutto ciò ha allungato i tempi e per dimezzarli e solo per
i nuovi genitori, abbiamo chiesto al Direttore Sanitario , Dottoressa
Nardi , e al primario Dottor Targhetta , la possibilità di avere un
medico certificatore nel nostro Servizio. Aspettiamo risposta speriamo
favorevole.
Il
direttivo dell’ASGOP ha deliberato che rimborserà ai genitori
eventuali spese sostenute per l’inoltro del
certificato medico.
Per
ulteriori informazioni potete rivolgervi al genitore,
socio ASGOP, Paolo Matta , Direttore del Patronato INCA CGIL – viale
Monastir 33 tel ufficio 070 275018
Allego
la locandina inviatami da Maestro Andrea per una divertente
manifestazione per bambini a villa Pollini (la villa rossa di fronte
all’0ncologico) che si terrà sabato 19.
Sono
invitati tutti i bambini con i loro amichetti, compagni, ecc…
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